A un certo punto succede.
Le giornate iniziano ad accorciarsi, compare la prima coperta sul divano e improvvisamente ci rendiamo conto che l’anno sta finendo.
Ed è allora che iniziano i bilanci.
Ed è anche uno dei momenti migliori per creare un piccolo piano spirituale per accompagnarci negli ultimi mesi dell’anno
Avevamo deciso di meditare ogni mattina.
Abbiamo meditato quattro volte.
Volevamo leggere quei tre libri comprati a gennaio.
Uno è ancora nel cellophane.
Avevamo persino promesso a noi stessi di tenere un diario spirituale e per qualche misteriosa ragione contiene soltanto le pagine del 3, 4 e 7 febbraio.
Poi più nulla.
Se ti riconosci almeno un po’, ho una buona notizia: non serve aspettare il primo gennaio per ricominciare.
Anzi.
Gli ultimi mesi dell’anno possono essere un momento particolarmente interessante per fermarsi, osservare quello che abbiamo fatto e decidere cosa vogliamo portarci dietro.
Non serve rivoluzionare la propria esistenza.
Possiamo costruire qualcosa di molto più semplice:
un piccolo piano spirituale personale.
E soprattutto uno che abbia qualche possibilità di sopravvivere alla vita reale.
Prima di aggiungere qualcosa, guarda quello che c’è già
Quando vogliamo migliorare qualcosa abbiamo una strana tendenza.
Aggiungiamo.
Meditazione.
Diario.
Tarocchi.
Rune.
Cristalli.
Yoga.
Respirazione.
Lettura.
Rituale della luna piena.
Rituale della luna nuova.
A un certo punto servirebbe un’agenda soltanto per organizzare la nostra illuminazione spirituale.
Prima di decidere cosa fare nei prossimi mesi, prova invece a fermarti.
Prendi un foglio o il tuo diario e rispondi a tre domande:
Cosa mi ha fatto bene quest’anno?
Cosa ho iniziato e poi abbandonato?
Cosa continuo a fare soltanto perché penso che “dovrei” farlo?
Quest’ultima domanda è particolarmente importante.
Perché magari continui a convincerti che dovresti meditare trenta minuti ogni mattina quando, in realtà, odi farlo.
E va bene così.
La spiritualità non è una gara a chi riesce a sembrare più spirituale.
Scegli una direzione, non dieci obiettivi
Adesso arriva la parte difficile.
Scegli una direzione.
Non una lista di dodici obiettivi.
Una.
Potrebbe essere:
ascoltarmi di più.
Oppure:
imparare a rallentare.
O ancora:
approfondire la divinazione.
Conoscere meglio le rune.
Dedicare più spazio alla meditazione.
Ritrovare una pratica spirituale che ho abbandonato.
Quella frase diventerà il filo conduttore dei prossimi mesi.
Quando dovrai decidere se aggiungere una nuova pratica al tuo piano, chiediti semplicemente:
“Mi porta nella direzione che ho scelto?”
Se la risposta è no, probabilmente non ti serve.
Almeno per ora.
Scegli poche pratiche
Una volta individuata la direzione possiamo scegliere gli strumenti.
Ed è qui che normalmente iniziamo a esagerare.
Quindi mettiamoci subito una regola:
massimo tre pratiche.
Se vuoi sviluppare maggiormente l’introspezione, per esempio, potresti scegliere:
dieci minuti di meditazione;
una pagina di diario;
una consultazione delle rune alla fine della settimana.
Se invece vuoi approfondire la divinazione:
studiare una runa alla settimana;
effettuare una piccola stesa ogni domenica;
annotare le interpretazioni e rileggerle dopo qualche tempo.
Non esiste una combinazione giusta.
Esiste quella che riesci realmente a portare nella tua vita.
Perché una pratica semplicissima effettuata per tre mesi probabilmente ti insegnerà molto più di un meraviglioso programma spirituale abbandonato dopo sei giorni.
Costruisci il tuo piccolo spazio
Non serve trasformare il salotto nel tempio di un’antica confraternita segreta.
A meno che tu non voglia farlo.
In quel caso, per favore, manda delle foto.
Per una pratica personale basta molto meno.
Un angolo della scrivania.
Una candela.
Il sacchetto delle rune.
Un mazzo di Tarocchi.
Un quaderno.
Una pietra raccolta durante un viaggio.
Qualunque cosa riesca a comunicare al tuo cervello:
“Adesso mi fermo.”
Questo è forse l’aspetto più interessante di uno spazio dedicato alla pratica.
Non deve necessariamente possedere qualche misteriosa proprietà energetica.
Può semplicemente diventare un confine.
Quando accendi quella candela, apri quel quaderno o ti siedi in quel punto, stai separando per qualche minuto il rumore della giornata da uno spazio dedicato a te.
E qualche volta è già una piccola magia.
Stabilisci un minimo ridicolmente facile
Supponiamo che tu abbia deciso di meditare.
Il tuo entusiasmo iniziale suggerirà:
venti minuti ogni giorno.
Il Ciarlatano suggerisce:
cinque minuti.
Forse addirittura tre.
Deve sembrarti quasi troppo poco.
Perché stiamo cercando di costruire una pratica, non di superare un esame.
Puoi sempre fare di più.
Se quella sera vuoi meditare venticinque minuti, fallo.
Ma il tuo impegno rimane cinque.
Lo stesso principio funziona con tutto.
Una pagina di diario.
Una runa alla settimana.
Dieci minuti di lettura.
Una passeggiata consapevole.
Una consultazione al mese.
Il piano spirituale migliore non è quello più ambizioso.
È quello che continui a seguire quando l’entusiasmo iniziale è passato.
Inserisci anche il vuoto
Questa parte sembra quasi un controsenso.
Abbiamo appena creato un piano e adesso dobbiamo programmare… niente.
Eppure provaci.
Una volta alla settimana ritagliati qualche minuto senza una pratica precisa.
Niente rune.
Niente Tarocchi.
Niente meditazione guidata nelle cuffie.
Niente libro.
Siediti.
Cammina.
Guarda fuori dalla finestra.
Lascia che per qualche minuto non ci sia qualcosa da ottenere.
Siamo talmente abituati a trasformare qualsiasi cosa in un’attività produttiva che riusciamo a fare lo stesso persino con la spiritualità.
Meditiamo per diventare più calmi.
Scriviamo per conoscerci meglio.
Facciamo yoga per stare meglio.
Studiamo per evolvere.
Ogni tanto potremmo semplicemente esserci.
Senza dover migliorare niente.
Fai un piccolo check alla fine del mese
Alla fine di ogni mese riprendi il tuo piano.
Ma non trasformarlo in una pagella.
Non devi assegnarti un voto.
Chiediti invece:
Cosa ho realmente fatto?
Quale pratica mi è venuta naturale?
Quale ho evitato continuamente?
È cambiato qualcosa nel modo in cui mi sento o osservo le cose?
Cosa voglio mantenere il prossimo mese?
Qui arriva una cosa importante.
Hai il permesso di eliminare una pratica.
Anche se sembrava bellissima quando hai creato il piano.
Se hai deciso di scrivere ogni sera sul diario e dopo un mese scopri che detesti farlo, forse non hai bisogno di maggiore disciplina.
Forse hai semplicemente scoperto che quella pratica non fa per te.
Ed è comunque una scoperta.
Usa un rituale per segnare il passaggio
Arrivando verso la fine dell’anno puoi aggiungere un piccolo rituale.
Niente di particolarmente complicato.
Prendi due fogli.
Sul primo scrivi:
Cosa voglio lasciare in quest’anno?
Sul secondo:
Cosa voglio portare con me?
Sul primo potrebbero finire abitudini, paure, situazioni, convinzioni o semplicemente cose alle quali non vuoi più dedicare la stessa quantità di energia.
Sul secondo non scrivere necessariamente ciò che vuoi ottenere.
Scrivi ciò che vuoi continuare a coltivare.
Una relazione.
Una capacità.
Una curiosità.
Una parte di te che hai riscoperto.
Una pratica.
Una decisione.
Poi fai qualcosa di simbolico con il primo foglio.
Strappalo.
Brucialo in sicurezza.
Chiudilo in una busta.
Buttalo.
Il gesto in sé non cancellerà magicamente ciò che hai scritto.
Ma i rituali hanno proprio questa interessante caratteristica: trasformano un pensiero astratto in un gesto concreto.
E a volte abbiamo bisogno di entrambi.
Conserva invece il secondo foglio.
Lo riprenderai più avanti.
E se salto una settimana?
Probabilmente succederà.
Magari anche due.
Il lavoro diventa pesante.
Parti.
Ti ammali.
Hai altro per la testa.
Oppure semplicemente una sera preferisci guardare una serie televisiva anziché interrogare le profondità insondabili della tua anima.
Succede.
Il problema nasce quando trasformiamo una pausa in una sentenza.
“Ho saltato quattro giorni, quindi ormai ho rovinato tutto.”
No.
Hai saltato quattro giorni.
Il quinto puoi ricominciare.
Una pratica spirituale dovrebbe accompagnare la tua vita.
Non diventare un’altra cosa per cui sentirti in colpa.
Un esempio di piano spirituale per gli ultimi tre mesi dell’anno
Facciamo qualcosa di concreto.
Immaginiamo di scegliere come direzione:
“Voglio imparare ad ascoltare maggiormente la mia intuizione.”
Il nostro piano potrebbe diventare questo.
Ogni giorno
Cinque minuti senza telefono, senza musica e senza fare nulla.
Una volta alla settimana
Estrarre una runa chiedendo:
“A cosa dovrei prestare attenzione questa settimana?”
Annotare la runa e la prima interpretazione sul diario.
Alla fine del mese
Rileggere le rune estratte e chiedersi se qualche significato è diventato più chiaro con il passare del tempo.
Alla fine dell’anno
Fare una consultazione più ampia:
Cosa lascio?
Cosa porto con me?
Quale energia voglio coltivare nel nuovo ciclo?
Tutto qui.
Non sembra un programma particolarmente impressionante.
Ed è proprio questo il punto.
Potrebbe funzionare davvero.
Il tuo piano deve assomigliare a te
Possiamo leggere cento libri sulla spiritualità.
Seguire meditazioni.
Studiare Tarocchi e rune.
Riempire la casa di cristalli.
Imparare rituali antichi e moderni.
Ma prima o poi dobbiamo scoprire quali pratiche parlano davvero a noi.
Gli ultimi mesi dell’anno possono diventare una buona occasione per farlo.
Non per trasformarci in una versione spiritualmente perfetta di noi stessi entro il 31 dicembre.
Ma per osservare.
Sperimentare.
Eliminare ciò che non funziona.
Coltivare ciò che invece sembra avere qualcosa da dirci.
E quando arriverà gennaio, forse non avremo bisogno della solita lista di dieci buoni propositi.
Avremo già iniziato.
Che, per un Ciarlatano, mi sembra un risultato decisamente dignitoso.
FAQ
Cos’è un piano spirituale?
Un piano spirituale è un insieme di intenzioni e pratiche scelte per dedicare maggiore attenzione al proprio percorso interiore. Può comprendere meditazione, journaling, rune, Tarocchi, letture, rituali o semplici momenti di silenzio. Non deve essere rigido: dovrebbe adattarsi alla persona che lo pratica.
Come iniziare un percorso spirituale?
Non è necessario conoscere molte pratiche. Puoi iniziare scegliendo un’unica direzione che vuoi esplorare e una o due attività semplici da ripetere con regolarità. È più utile una piccola pratica mantenuta nel tempo che un programma molto ambizioso abbandonato dopo pochi giorni.
Quali pratiche inserire in una routine spirituale?
Dipende da ciò che vuoi approfondire. Meditazione, diario personale, respirazione consapevole, studio delle rune o dei Tarocchi, lettura e piccoli rituali possono entrare in una routine spirituale. È preferibile iniziare con poche pratiche e capire quali hanno realmente significato per te.
Vuoi inserire le rune nel tuo piano spirituale?
Se l’idea di estrarre una runa alla settimana ti incuriosisce ma non sai bene da dove iniziare, ho preparato Le tue amiche rune, una piccola guida per cominciare a conoscerle e interpretarle senza trasformare il tavolo del salotto in un tempio vichingo.
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